S.P.Q.R.
COMUNE DI ROMA
MUNICIPIO ROMA VII

CONSIGLIO DEL 3 MAGGIO 2005

ORDINE DEL GIORNO N. 8

A sostegno della campagna di Amnesty International. Mai più violenza sulle donne.

Premesso che
        La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, approvata nel 1948 dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite afferma che “tutti gli esseri umani nascono liberi ed uguali in dignità e diritti” (art. 1) e che “ad ogni individuo spettano tutti i diritti e le libertà enunciate nella presente dichiarazione senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione” (art. 2).
        La Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti dell'Infanzia impegna gli Stati a “rispettare i diritti che sono enunciati nella Convenzione medesima ed a garantirli ad ogni fanciullo (…) senza distinzioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, del fanciullo o dei suoi genitori o tutori (…)”. (art.2) “Gli Stati, inoltre, s'impegnano a proteggere il fanciullo o la fanciulla contro ogni forma di sfruttamento e violenza sessuale” (art. 34) e “devono prendere ogni misura appropriata (…) per prevenire il rapimento, la vendita o il traffico di fanciulli e fanciulle” (art. 35)
        Che la Convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti delle donnegli Stati parte condannano la discriminazione nei confronti della donna in ogni sua forma, convengono di perseguire con ogni mezzo appropriato e senza indugio, una politica tendente ad eliminare la discriminazione nei confronti della donna” (art. 2) Inoltre “Gli Stati parti prendono ogni misura adeguata (…) per reprimere, in ogni sua forma, il traffico e lo sfruttamento della prostituzione delle donne” (art. 6)
        La Dichiarazione sull'eliminazione della violenza contro le donne (1994) afferma che “gli Stati dovrebbero condannare la violenza contro le donne e non dovrebbero appellarsi ad alcuna consuetudine, tradizione o considerazione religiosa al fine di non ottemperare alle loro obbligazioni quanto alla sua eliminazione. Gli Stati dovrebbero perseguire con tutti i mezzi appropriati e senza indugio una politica di eliminazione della violenza contro le donne” (art. 4)
        Il Protocollo ONU sottoscritto a Palermo per la prevenzione, la repressione e la criminalizzazione del traffico di persone in particolare donne e bambini definisce il traffico di persone come il reclutamento, il trasporto, il trasferimento, l'ospitalità o l'accoglienza di persone mediante l'uso di minaccia, di violenza o di altre forme di costrizione, di rapimento, di inganno, di frode, l'abuso di potere o di una situazione di vulnerabilità, l'offerta o l'accettazione di denaro o altri benefici per ottenere il consenso di una persona che ha il controllo su un'altra a scopo di sfruttamento. Lo sfruttamento include lo sfruttamento della prostituzione altrui o altre forme di sfruttamento sessuale, lavoro forzato, schiavitù o condizioni analoghe alla schiavitù e impegna gli Stati ad adottare misure legislative necessarie a consentire alle vittime del traffico di soggiornare temporaneamente o permanentemente, nel territorio dello Stato di destinazione.


        La Carta dei Diritti fondamentali dell'Unione Europea, sancisce che “è vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l'origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, le religioni o le convinzioni personali, le opinioni pubbliche o di qualsiasi altra natura, l'appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l'età o l'orientamento sessuale” (art. 21). Inoltre “la parità tra uomini e donne deve essere assicurata in tutti i campi, compreso in materia di occupazione, di lavoro e di retribuzione. Il principio della parità non osta al mantenimento o all'adozione di misure che prevedano vantaggi specifici a favore del sesso sottorappresentato”. (art. 23)
        La Costituzione della Repubblica Italiana recita all'art. 3 che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

La Legge 10 aprile 1991 n. 125 definisce la discriminazione come “qualsiasi atto o comportamento che produca un effetto pregiudizievole discriminando, anche in via indiretta, i lavoratori in base al sesso” e la discriminazione indiretta come “ogni trattamento pregiudizievole conseguente all'adozione di criteri che svantaggino in modo proporzionalmente maggiore i lavoratori dell'uno e dell'altro sesso e riguardino i requisiti non essenziali allo svolgimento dell'attività lavorativa” e prevede “l'adozione di misure denominate azioni positive per le donne al fine di rimuovere gli ostacoli che di fatto impediscono la realizzazione di pari opportunità”.
La Legge 5 aprile 2001 n. 154 – Misure contro la violenza nelle relazioni familiari – prevede l'allontanamento immediato dalla casa di famiglia del coniuge accusato di violenza e consente altresì alle persone conviventi che, per effetto dell'allontanamento rimangano senza mezzi economici, di ottenere dal giudice il riconoscimento di un assegno periodico.

Considerato che
        La violenza sulle donne è una delle forme di violazione dei diritti umani più diffusa ed occulta nel mondo, che colpisce donne di paesi e di continenti diversi, di religioni, culture e retroterra sociali differenti, istruite o analfabete, ricche o povere, sia che vivano in tempo di guerra o in tempo di pace;
        La causa alla base della violenza è la discriminazione che nega i pari diritti a uomini e donne;
        Secondo uno studio basato su cinquanta ricerche svolte in tutto il mondo, almeno una donna su tre nella vita è stata picchiata, costretta al sesso o ha subito altri tipi di abusi: Solitamente questi abusi sono perpetrati da un familiare o da un conoscente;
        Il Consiglio d'Europa ha dichiarato che la violenza domestica è la principale causa di morte e invalidità per le donne in età compresa tra i 16 e i 44 anni, con un'incidenza maggiore di quella provocata dal cancro o dagli incidenti automobilistici;
        I diritti umani sono universali: la violenza sulle donne è un abuso dei diritti umani su scala universale

Ritenuto che
        Le Amministrazioni locali possono avere un ruolo importante nel promuovere politiche, servizi ed iniziative per prevenire ed eliminare la discriminazione e la violenza nei confronti delle donne

Avendo avuto conoscenza che
Amnesty International, movimento internazionale per la difesa e la promozione dei diritti umani, promuove la campagna “Mai più violenza sulle donne” che si propone di:

  1. Portare solidarietà e aiuto alle donne e alle bambine vittime di violenza e alle numerose donne e uomini che in ogni parte del mondo le difendono, nonostante le minacce, il dileggio e le intimidazioni;
  2. Occuparsi di concreti casi di violazione dei diritti umani delle donne, attraverso differenti modalità d'azione diretta per ogni singolo caso;
  3. Promuovere un programma di educazione e formazione ai diritti umani per tutti gli ordini di scuole;
  4. Fare pressione affinché l'Italia eserciti un ruolo importante per l'attuazione del diritto internazionale e per la piena conformità agli standard previsti dalla Convenzione contro la discriminazione nei confronti delle donne (CEDAW) e dal relativo protocollo opzionale, oltre che dalla dichiarazione contro la violenza nei confronti delle donne;
  5. Collaborare con le Associazioni e le organizzazioni impegnate contro la violenza sulle donne e che credono nei diritti umani;
  6. Sollecitare gli Enti Locali affinché sostengano la Campagna tramite accordi di cooperazione per l'attuazione di azioni in favore di donne e bambine, per una piena e reale parità, senza discriminazioni di genere;
  7. Lanciare giorno dopo giorno iniziative pubbliche di sensibilizzazione, e raccogliere migliaia di firme a sostegno dei diritti delle donne e delle bambine;

Il Consiglio del Municipio

Condanna ogni forma di discriminazione e di violazione dei diritti umani delle donne e chiede al Presidente e alla Giunta di sostenere la campagna “Mai più violenza sulle donne” attraverso:

  1. La collaborazione con le istituzioni di parità dell'Ente stesso;
  2. L'organizzazione congiunta di iniziative volte a promuovere la più ampia consapevolezza sulle violazioni dei diritti fondamentali delle donne e a diffondere la cultura dei diritti umani e della non discriminazione;
  3. L'adesione all'Accordo di cooperazione per promuovere una cultura del rispetto e della conoscenza dei diritti delle donne e delle bambine.



        Approvato all'unanimità con 6 Astenuti (Curi Gaetano, Ippoliti Tommaso, Vinzi Lorena, Di Matteo Paolo, Mercuri Aldo, Flamini Patrizio).